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La Storia della Saracca

Le prime tracce di una "Festa della Sardina" si possono trovare nella penisola iberica ai primi del '500, come testimonia il quadro di Francisco Goya del 1514.
La saracca, (salacca in italiano), è come la sardina e l'aringa, un pesce della famiglia dei clupeidi che viene conservata col principio della salagione. Fra il 14º e 15º secolo si diffuse rapidamente in tutta Europa per la facilità di conservazione, per diventare quindi uno dei cibi più comuni e a buon mercato.
Proprio queste caratteristiche hanno fatto sì che fosse identificato come "cibo dei poveri", e di conseguenza il suo funerale significasse la fine del periodo più critico per i ceti più disagiati.
Una comunità prettamente contadina come quella di Oliveto ha quindi ripreso questa tradizione per non dimenticare le proprie origini e tramandare alle nuove generazioni il ricordo di quei periodi così difficili...
Probabilmente la trasmissione di questo rito nella nostra penisola risale al 18° secolo, mentre il Funerale della Saracca come viene rappresentato ora ad Oliveto ha le sue radici a cavallo della grande guerra.
La versione attuale (che originariamente si svolgeva il mercoledì delle ceneri) ha preso forma fra gli anni '70 ed '80, quando un progressivo ripopolamento del borgo ha permesso di allargare la partecipazione popolare fino alle dimensioni attuali. Negli anni '90 è nato il C.OL.CA.S, Comitato Olivetano Carnevale della Saracca, che ha raggruppato sia le vecchie che le nuove energie degli organizzatori originari.
Purtroppo il "troppo successo" della festa porta anche gli inevitabili problemi di sovraffollamento. Di conseguenza, dopo l'edizione del 2001, durante la quale i soliti noti hanno identificato la festa come una occasione per ubriacarsi legittimamente e a buon mercato, le forze dell'ordine hanno posto delle condizioni per poter garantire il regolare svolgimento.
Questo ha condizionato scelte e ritmi delle ultime edizioni, ma la volontà ben precisa degli organizzatori è stata di non mollare, anche per rispetto verso chi non c'è più e il cui "mandato" trasmetteva gioia di far festa, nient'altro...
 

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